Fotografare il vuoto
Dal 1° settembre all’8 ottobre del 2006 la Galleria Atlas Sztuki di Łódź ospitava la mostra Miejsce nieparzyste (2003-2004) Praca dwuczęściowa / The Odd Place (2003-2004) a Two Part Work, la “proposta più radicale”, secondo la critica e storica dell’arte Izabela Kowalczyk, offerta dall’arte polacca al quesito della rappresentazione della Shoah.
La mostra, come dal titolo, era divisa in due parti, in due sale diverse. Nella prima erano appese sei fotografie di grandi dimensioni (127x127cm) raffiguranti, a prima vista, il nulla. Nel secondo spazio, denominato Stanza del Suono (un grande ambiente completamente buio e pieno di impalcature), era trasmessa a ciclo continuo una registrazione della durata complessiva di circa 19 minuti: si udivano gli scatti della macchina fotografica e la voce monotona, meccanica, dell’artista che li accompagnava: «Auschwitz Birkenau, prova prima… Auschwitz Birkenau, prova seconda… Majdanek, prova seconda… Majdanek, fine della prova seconda». Nelle pause fra un commento e l’altro si udivano canto di uccelli, rumore del vento, della pioggia, delle automobili, il casuale scorrere della vita.
Fotografare l’aria
Come spesso nell’arte contemporanea, e così come ci insegnano gli studi sull’intertestualità, il senso o, meglio, lo svelamento dell’opera, era qui dato dalla cornice e dal titolo. La cornice di queste immagini è costituita da una linea nera imprecisa, caratteristica delle fotografie analogiche non ancora elaborate, su cui ben risulta la scritta AGFA e altre numerazioni della pellicola. Questo cielo, o meglio questa aria bianca è dunque racchiusa all’interno dei parametri di quella che Zygmunt Bauman definisce «modernità». Sotto ogni immagine la data in cui era stata scattata, e il luogo:
Auschwitz II Birkenau: 1.100.000 (1.000.000), Bełżec 600.000 (550.000), Chełmno 310.000 (300.000), Majdanek: 360.000 (200.000), Treblinka II: 900.000 (900.000), Sobibór: 250.000 (250.000) – dove il primo numero indica le vittime complessive documentate, quello fra parentesi gli ebrei. In queste foto è dunque ritratto il cielo sopra i campi di sterminio polacchi. È fotografata l’aria, l’assenza, o forse la più impalpabile delle presenze: come ha scritto Walter Benjamin, «Non sfiora forse anche noi un soffio dell’aria che spirava attorno a quelli [che sono vissuti] prima di noi?»

![Miejsce nieparzyste. Kulmhof am Ner [Chełmno]](https://www.lager-reise.it/wp-content/uploads/2026/01/1.-Kulmhof-am-Ner-31.08.2004-1-1024x1024.jpg)