I «pellegrinaggi» di Miroslaw Bałka

Miroslaw Bałka (Otwock, 1958) è fra i più celebri e ammirati artisti polacchi. Una parte importante del suo lavoro è dedicata alla memoria dello sterminio ebraico in Polonia. Alcune sue opere (brevi o brevissimi video) sono state girate direttamente sui luoghi dei campi di sterminio.

I «pellegrinaggi» nei lager

La genesi delle opere sui campi di concentramento e di sterminio, frutto di successivi «pellegrinaggi» (come definiti dallo stesso artista), è stata spesso descritta. Nel 1998, per il suo quarantesimo compleanno, l’artista si è regalato una piccola videocamera: così piccola da stare comodamente in tasca, così maneggevole da poter essere considerata un’estensione del corpo. Bałka ha descritto lo strumento come un aspirapolvere che raccoglie “sporcizia”, immagini anche casuali. Una volta tornato a casa, può scuotere e svuotare la videocamera, salvando, da molte ore di riprese, i pochi frammenti che saranno archiviati e utilizzati, senza alcuna modifica o abbellimento. È un processo che sembra quindi ripetere quello del nervo ottico, che nell’atto della visione sceglie tra infiniti stimoli per creare un’immagine compatibile con le nostre strutture di pensiero e interpretazione.

Tombe nel cielo

È proprio con questo occhio ulteriore che Bałka ha iniziato i suoi già citati pellegrinaggi nei luoghi dello sterminio già nel 1999. «Tombe nel cielo» e «contro-monumenti»: è così che il celebre storico e critico dell’arte James E. Young definisce le opere nate da questi percorsi.

Si tratta, in ordine cronologico, di: 

Bottom (2003: Majdanek);

Winterreise (composto dai video The Pond, Bambi. 2003: Birkenau);

Carrousel (1999/2004: Majdanek);

T. Turn (2004: Treblinka);

B (2006: Auschwitz);

Apple T. (2009/2010: Treblinka).

Winterreise: Bambi, 2003
Courtesy Miroslaw Balka Studio
Winterreise: Bambi, 2003
Courtesy Miroslaw Balka Studio

Winterreise – il pellegrinaggio d’inverno

Winterreise è tra le opere più famose dell’artista e forse tra le più straordinarie dell’arte polacca della seconda metà del XX secolo. Si tratta di un video composto da due parti: Pond e Bambi, entrambe girate a Birkenau. Nella prima vediamo effettivamente uno stagno, circondato da alberi. È il luogo dove venivano gettate le ceneri dei cadaveri cremati. Immagini apparentemente innocue sono presenti nel secondo video, dove alcuni giovani cervi si avvicinano a un filo spinato, osservano lo spettatore per un momento e si allontanano spaventati. La prima indicazione è quella dell’indifferenza della natura, della continuazione della vita al di là dell’umano, dell’innocenza di tutte le sue manifestazioni ‒ un’innocenza per noi comprensibile e dolorosa. Ma, in particolare nel secondo video, si intrecciano ulteriori motivi. Bambi, il famoso film Disney, uno dei più di successo della compagnia e considerato l’ultimo della sua età dell’oro, uscì nel 1942, l’anno della conferenza di Wannsee. Qui, quindi, Bałka sottolinea anche la grottesca incongruenza (o forse i sottili collegamenti) tra la catastrofe europea e le immagini apparentemente innocenti della fabbrica del divertimento.

Laura Quercioli Mincer

Professoressa di Letteratura e cultura polacca all’Università di Genova. Si occupa di cultura ebraico-polacca e di forme di trasmissione della memoria in letteratura e nelle arti figurative. Fra le sue ultime pubblicazioni il volume collettaneo Arte visiva, luogo e memoria. Testimonianza e radicamento (2022) e A testimoni il cielo e la terra. Arte, nazione e memoria in Polonia e in Germania – 2002-2020 (2023, Genova University Press). Dal 2010 è editor de «La Rassegna Mensile di Israel», nel 2022-2024 è stata presidente dell’Associazione Italiana Polonisti – AIP. Nel 2026 è in pubblicazione per Castelvecchi la monografia Per un’etica della malinconia. Miroslaw Balka, la storia, la Shoah. È la capofila del progetto di rilevanza nazionale (PRIN) Conceptualising and Representing the “Other” in the Polish, Ukrainian, Jewish and Yiddish Cultural Fields (2024-2025).

Altri approfondimenti