Mała stacja Treblinki
Na szlaku Tłuszcz – Warszawa,
z dworca Warschau – Ost
wyjeżdża się szynami
i jedzie się wprost…
I podróż trwa czasami
pięć godzin i trzy ćwierci,
a czasami trwa ta jazda
całe życie aż do śmierci…
A stacja jest maleńka
i rosną trzy choinki,
i napis jest zwyczajny:
tu stacja Treblinki.
I nie ma nawet kasy
ani bagażowego,
za milion nie dostaniesz
biletu powrotnego…
Nie czeka nikt na stacji
i nikt nie macha chustką,
i cisza tylko wisi,
i wita głuchą pustką.
I milczy słup stacyjny,
i milczą trzy choinki,
i milczy czarny napis,
że… stacja Treblinki.
I tylko wisi z dawna
(reklama w każdym razie)
zniszczony stary napis:
„Gotujcie na gazie”.
La piccola stazione di Treblinka
Sulla tratta Tłuszcz-Varsavia,
dalla stazione Warschau-Ost
seguirai sempre i binari
e poi avanti, sempre più a est…
Il viaggio spesso dura
ore cinque e tre quarti
ma per sempre a volte dura
fino alla morte ti scorterà…
La stazione è piccolina
ci crescono pini tre,
la scritta anche è carina:
di Treblinka è la stazioncina.
Non c’è neanche una cassa,
non c’è nemmeno un facchino,
il biglietto di ritorno non lo danno
neanche a pagarlo in oro fino…
Nessuno aspetta alla stazione
nessuno agita il fazzoletto,
solo il silenzio qui risuona
solo il vuoto ti saluta.
E non dice l’orario dei treni,
non dicono i pini tre,
non dice la scritta nera,
che… di Treblinka è la stazione.
Resta solo da un tempo lontano
(senza ombra di dubbio è una reclame),
una scritta quasi cancellata:
«Cucinate con il gas! Costa meno!»
Władysław Szlengel (Varsavia, 1914-1943) fu il più prolifico e il più importante poeta in lingua polacca del ghetto di Varsavia, l’unico a esservi sopravvissuto fino alla distruzione finale. Ancora prima della guerra, Szlengel era un celebre autore di testi e canzoni per i cabaret di Varsavia. Nei numerosi e affollati teatrini della capitale, Szlengel appariva spesso anche come attore; collaborava inoltre alle maggiori riviste satiriche del periodo.
Il 1° settembre del 1939 i nazisti invasero la Polonia; a due mesi dopo risalgono i primi tentativi di isolare gli ebrei di Varsavia all’interno di un quartiere chiuso; nel novembre del 1940 fu eretto il muro che da quel momento in poi avrebbe separato la zona ebraica da quella “ariana”.
Nel periodo fra le due guerre, le canzonette e gli sketches umoristici di Władysław Szlengel (1914-1943) erano sulla bocca di tutti i varsaviani. Ma la Storia avrebbe affondato i suoi artigli anche sulla vita questo ragazzo spiritoso, amante del cabaret e del vino (ma ben cosciente, come testimoniano i suoi scritti, che già anni prima della guerra l’antisemitismo stesse conducendo alla catastrofe).
Il cantore del ghetto di Varsavia
Gli capitò infatti di essere il più prolifico e il più importante poeta in lingua polacca del ghetto di Varsavia, l’unico a esservi sopravvissuto fino alla distruzione finale. I suoi versi del ghetto, che parlano di disperazione e di rivolta, vennero pubblicati solo nel 1977, dalla storica Irena Maciejewska. Altre edizioni ne seguirono, di cui l’ultima in polacco è del 2013. Szlengel è tradotto in inglese, francese e tedesco; l’unica versione italiana è, a mia cura, Cosa leggevo ai morti. Poesie e prose del ghetto di Varsavia, pubblicato nel 2010.In un terreno di circa 4 chilometri quadrati, furono costrette a vivere quasi mezzo milione di persone: controllate all’esterno dalla polizia polacca dalle divise blu scuro e da quella nazista (di cui facevano parte non solo i tedeschi, ma anche ucraini, lettoni, lituani), all’interno dalla polizia ebraica. Szlengel si trovò fra coloro rinchiusi nel ghetto già dal 1940. Venne assegnato al gruppo dei fabbricanti di spazzole, che gli rese possibile sopravvivere alle prime deportazioni. Dirigeva inoltre uno dei cabaret letterari del ghetto, lo Sztuka, in cui fra gli altri suonava Władysław Szpilman, l’eroe del film Il Pianista di Polanski. Di particolare successo godeva il suo Giornale parlato, dedicato alle più cocenti questioni di quella che i nazisti definivano «la zona abitativa ebraica». Morì l’8 maggio del 1943, durante l’insurrezione del ghetto.
La scoperta della sua poesia
Solo alcuni dei testi scritti da Szlengel durante la guerra sono arrivati fino a noi; essi vennero “scoperti” dalla storica della letteratura Irena Maciejewska, che nel 1977 ne curò una prima edizione dal titolo Co czytałem umarłym. Wiersze getta warszawskiego (Cosa leggevo ai morti. Poesie del ghetto di Varsavia, edizioni PIW), alla quale due anni dopo seguì una seconda edizione ampliata. Un nuovo volume, che comprende anche i testi scritti prima della guerra, è stato pubblicato a Varsavia nel 2013 dalle edizioni Bellona). In italiano esiste solo una breve scelta, a cura di chi scrive, pubblicata nel 2010 da Sipintegrazioni (Casoria). La piccola stazione di Treblinka è uno dei suoi versi più celebri.