Da luoghi di sterminio dimenticati al recupero della memoria della Shoah: i musei di Bełżec e Sobibór

Il Museo Statale di Majdanek, insieme alle sue sedi distaccate, costituisce un complesso di istituzioni che preservano le tracce materiali di tre campi tedeschi – il campo di concentramento di Lublino e i centri di sterminio di Bełżec e Sobibór. Si configura dunque come un’unica e particolare triade della memoria, che documenta i crimini perpetrati dal Terzo Reich ma, soprattutto, commemora le vittime della Seconda guerra mondiale. Il Museo e Memoriale di Bełżec è stato formalmente istituito come sede distaccata di Majdanek nel 2004, mentre il Museo e Memoriale di Sobibór lo è diventato nel 2012.
Entrambi i musei sono stati realizzati sul terreno dei campi di sterminio, istituiti nell’ambito dell’Aktion Reinhard – il piano tedesco per l’assassinio degli ebrei nel Governatorato Generale. Tra il marzo 1942 e l’ottobre 1943 furono uccisi circa 1.500.000 ebrei, uomini, donne e bambini. Per occultare i crimini, i tedeschi smantellarono i campi, demolirono gli edifici, spianarono i terreni e piantarono alberi. I resti dei campi, col tempo, furono distrutti da processi naturali e saccheggi. Gli autori delle esposizioni e delle commemorazioni a Bełżec e Sobibór si sono quindi confrontati con un compito difficile da tradurre in forme visive. Hanno dovuto basarsi su fonti diverse: risultati di scavi archeologici, fotografie aeree, testimonianze dei sopravvissuti e deposizioni dei perpetratori. Attraverso ricerche approfondite, è stato possibile stabilire molti elementi della topografia dei campi e segnare simbolicamente alcuni luoghi chiave nelle nuove commemorazioni.

Il Museo e Memoriale di Bełżec

Il memoriale di Bełżec è stato inaugurato nel 2004. È stato progettato da un gruppo di scultori – Zdzisław Pidek, Marcin Roszczyk e Andrzej Sołyga – in collaborazione con l’architetta Monika Chylińska. Gli autori hanno proposto un concetto architettonico-scultoreo esteso all’intera area dell’ex campo, integrando l’edificio museale in un muro che delimita la zona del campo. L’esposizione interna è stata curata da un’équipe internazionale formata da Michael Berenbaum, Jerzy Halbersztadt, Robert Kuwałek e Jacek Nowakowski. Racconta la storia del campo di sterminio di Bełżec e la politica di sterminio messa in atto dagli occupanti tedeschi nel Governatorato Generale.

Veduta aerea del Memoriale e del Museo di Bełżec (che evoca la forma di un convoglio ferroviario) / Państwowe Muzeum na Majdanku (Museo Statale di Majdanek)
Memoriale di Bełżec, la distesa di scorie / Państwowe Muzeum na Majdanku (Museo Statale di Majdanek)
Memoriale di Bełżec, la Via-Fenditura / Państwowe Muzeum na Majdanku (Museo Statale di Majdanek)
Memoriale di Bełżec, monumento alle pire / Państwowe Muzeum na Majdanku (Museo Statale di Majdanek)

La mostra utilizza fotografie e alcuni oggetti personali appartenuti alle vittime, con l’intento di restituire loro un’identità e di far emergere le singole persone dalla folla anonima.

L’esposizione, relativamente compatta, adotta un approccio chiaro e completo per descrivere gli aspetti fondamentali del campo, collocandoli al contempo in un più ampio contesto storico. Già nell’introduzione si spiega che cos’era l’Aktion Reinhard e si delinea la situazione generale degli ebrei durante la guerra. La mostra utilizza fotografie e alcuni oggetti personali appartenuti alle vittime, con l’intento di restituire loro un’identità e di far emergere le singole persone dalla folla anonima. Contiene inoltre rari elementi conservati dell’infrastruttura del campo e un modello in scala della camera a gas. La loro presenza è preziosa come stimolo visivo: sintetizzano la narrazione, concentrandola in segni specifici. Un altro elemento essenziale è la Sala della Contemplazione – uno spazio buio e vuoto che favorisce raccoglimento e riflessione.
L’esposizione è parte integrante del memoriale, concepita in modo da richiamare la topografia del campo. L’ingresso al Cimitero-Tumulo inizia da una piccola piazza rivestita da una lastra di ghisa, sulla quale sono incisi motivi che alludono a binari ferroviari, disposti a formare una stella di David moltiplicata. Il percorso che prosegue verso l’interno è fiancheggiato da muri che si innalzano gradualmente, entrambi sormontati da tondini di ferro contorti. Questa “via-fenditura” taglia a metà l’area delle fosse comuni, uno spazio immenso ricoperto da pietre nere composte di scorie, cenere e terra arida. Le pietre presentano gradazioni cromatiche diverse e risultano più scure nei punti esatti in cui si trovano le sepolture. L’ampiezza dello spazio e la struttura delle pietre evocano l’immagine delle ceneri delle vittime. L’area delle fosse comuni è indubbiamente l’elemento dominante dell’intero sistema commemorativo, e tutte le altre componenti sembrano in qualche modo subordinate ad essa.
Nella parte centrale del monumento, al di sotto del livello del suolo, si trova la Nicchia Ohel, in forma di una cornice in pietra, sulle cui pareti sono incisi nomi tipici delle vittime. È un luogo di riflessione o di preghiera, dove si può rendere omaggio ai morti. Sul lato opposto, un’incisione su una parete di granito riporta le parole tratte dal Libro di Giobbe: «Terra, non coprire il mio sangue, non si spenga il mio grido». Dalla nicchia si può uscire risalendo una ripida scalinata che conduce a un sentiero che circonda l’area inaccessibile del Cimitero-Tumulo. Lungo il percorso si trovano targhe con i nomi delle località da cui partirono i trasporti verso il campo di Bełżec, disposte in ordine cronologico e riportate sia in yiddish che in polacco. Questo cammino perimetrale, che racchiude lo spazio ricoperto di pietre, offre una prospettiva diversa su quel luogo segnato dalla tragedia. Il memoriale di Bełżec rappresenta un riuscito tentativo di trasformare l’intera area dell’ex campo in un monumento unitario e pervasivo, eliminando ogni casualità o possibilità di modifiche nel paesaggio.

Il Museo e Memoriale di Sobibór

I creatori dell’assetto architettonico-spaziale del Museo e Memoriale di Sobibór hanno scelto un approccio diverso. Prima dell’inizio dei lavori, nel 2014, durante scavi archeologici furono rinvenute le fondamenta delle camere a gas: una scoperta che ha influenzato in modo significativo il progetto del memoriale. I lavori di costruzione sono iniziati nel 2017, a partire dalla messa in sicurezza della radura con le fosse comuni in cui riposano le ceneri delle vittime.

Lo scavo archeologico che rivela le fondamenta delle camere a gas di Sobibór / foto: Elena Pirazzoli, 2024
Il progetto per il memoriale di Sobibór / foto: Elena Pirazzoli, 2024

Successivamente è stato eretto l’edificio museale che ospita l’esposizione SS-Sonderkommando Sobibór. Campo di sterminio tedesco 1942–1943, realizzata da Tomasz Kranz, Dariusz Libionka e Krzysztof Banach.
La mostra visualizza e spiega il funzionamento del campo di sterminio di Sobibór come parte del piano su larga scala di sterminio della popolazione ebraica nell’Europa occupata dal Terzo Reich. Sedici pannelli tematici illustrano i principali aspetti della storia della Shoah – dalle premesse delle politiche razziali naziste e dal progetto di sterminio degli ebrei sotto il nome in codice Aktion Reinhard, fino all’organizzazione delle deportazioni e delle uccisioni di massa, alla descrizione del funzionamento del campo e alla rivolta dei prigionieri dell’ottobre 1943 – uno degli atti più eroici della resistenza ebraica durante la guerra.

Mostra permanente nel Museo e Memoriale di Sobibór, dettaglio del tavolo-vetrina con gli oggetti ritrovati / Państwowe Muzeum na Majdanku (Museo Statale di Majdanek)
Mostra permanente nel Museo e Memoriale di Sobibór, modello del campo / Państwowe Muzeum na Majdanku (Museo Statale di Majdanek)
Mostra permanente nel Museo e Memoriale di Sobibór, dettaglio di un orologio ritrovato negli scavi archeologici / Państwowe Muzeum na Majdanku (Museo Statale di Majdanek)


Al centro dell’esposizione si trova una vetrina lunga 25 metri, in cui sono esposti oltre 700 oggetti, in gran parte effetti personali delle vittime: gioielli, chiavi, occhiali, frammenti di abiti, strumenti per scrivere. Alcuni sono attribuibili a persone specifiche, ma la maggior parte costituisce un archivio anonimo di testimonianze di morte.
Un altro aspetto importante è il tentativo di ricostruire con precisione il paesaggio storico del campo. Tra i risultati figura un plastico, realizzato sulla base di ricerche archeologiche, fotografie storiche e planimetrie disegnate sia da sopravvissuti che da membri delle SS interrogati nei processi penali.
Il progetto dell’edificio e del suo contesto, che riprende anche la prima sistemazione spaziale del 1965, è stato realizzato da Piotr Michalewicz, Łukasz Mieszkowski, Mateusz Tański e Marcin Urbanek, vincitori del concorso internazionale per l’assetto architettonico-artistico del sito. Secondo gli architetti, l’orientamento dell’edificio doveva dirigere l’attenzione dei visitatori verso due luoghi storicamente significativi: la rampa ferroviaria, dove arrivavano i treni dei deportati, e l’ex campo dei prigionieri, dove ebbe inizio la rivolta. L’idea di facilitare la lettura del paesaggio post-campo e la scoperta delle sue tracce è stata ripresa anche dagli autori del memoriale. Edificio museale, esposizione e memoriale costituiscono un insieme organico: elementi strettamente correlati tra loro, progettati per rivelare il tessuto autentico del luogo della memoria, il suo contesto storico e il suo significato.
Il primo punto chiave della narrazione lungo il percorso che riprende il cammino forzato dei deportati comprende il troncone ferroviario e la rampa. Da qui un passaggio stretto conduce al luogo delle selezioni, dove è stato collocato il monumento a una madre con il figlio, realizzato originariamente da Mieczysław Welter per il precedente memoriale, ora posto su un nuovo basamento. La conservazione della scultura rende omaggio agli autori del monumento del passato e, grazie alla sua collocazione studiata, non entra in conflitto con la nuova composizione minimalista.

Memoriale di Sobibór, il muro che circonda l’area del memoriale / foto: Elena Pirazzoli, 2024
Memoriale di Sobibór / Państwowe Muzeum na Majdanku (Museo Statale di Majdanek)
Memoriale di Sobibór, particolare della pavimentazione / Państwowe Muzeum na Majdanku (Museo Statale di Majdanek)


Elemento chiave del nuovo assetto spaziale è il Muro della Memoria, realizzato in cemento decorativo di colore chiaro, quasi bianco. È stato eretto lungo l’asse occidentale del cosiddetto
Schlauch, il “tubo” – il passaggio camuffato e recintato con filo spinato lungo il quale le vittime venivano spinte verso le camere a gas. Questo spazio, che segue il tracciato originario, è stato evidenziato con un rialzo ricoperto di pietre bianche – analogamente alla radura con le fosse comuni – distinguendone la forma, pur mantenendolo come zona inaccessibile. Secondo gli autori, doveva rimanere un luogo invalicabile per i visitatori, così come è impossibile percepire ciò che provarono le vittime avviate verso le camere a gas.
Il muro collega le parti più significative dell’ex campo e racchiude la radura con le fosse comuni, oggi coperta da pietre di marmo bianco. All’estremità della radura si trova un tumulo che rafforza il carattere sepolcrale dell’insieme.
Lo spazio colpisce per la sua vastità, evocando la portata della tragedia che vi si consumò, mentre la moltitudine di pietre simboleggia l’immenso numero delle vittime. Blocchi di pietrisco di marmo bianco sono stati collocati su entrambi i lati delle fondamenta delle camere a gas, mentre gli spazi corrispondenti alle pareti originarie sono stati riempiti con piccole pietre grigio scuro. Il percorso che portava alle camere a gas si biforcava, e uno dei rami, destinato alle donne, conduceva prima alla baracca del barbiere; oggi il suo tracciato è anch’esso segnato con marmo bianco. Frammenti delle fondamenta delle camere a gas sono inoltre esposti in due apposite teche, offrendo così uno sguardo sia sul paesaggio storico dell’ex campo sia sulla sua dimensione simbolica.
Nel luogo dove sorgevano le baracche dei prigionieri addetti al
Lager III, è stata delimitata un’area quadrata, le cui dimensioni corrispondono alle pareti che racchiudono la radura con le fosse comuni e ai camminamenti circostanti. Diversi colori della pavimentazione segnano la disposizione delle baracche e del tunnel scavato dai prigionieri. A sud-ovest dell’edificio museale, l’area in cui ebbe inizio la rivolta è stata evidenziata con una pavimentazione minerale chiara.

Gli assetti architettonico-spaziali dei Musei e Memoriali di Sobibór e Bełżec si inseriscono nella tendenza di configurare i luoghi della memoria come un insieme unitario. Pur essendo stati realizzati negli ultimi vent’anni, i due progetti si distinguono profondamente per simbolismo ed estetica. Entrambe le commemorazioni ricostruiscono il percorso delle vittime all’interno dei campi, ma rappresentano esempi di un modo moderno – seppur differente – di pensare questi spazi e il loro carattere distintivo.

Traduzione italiana di Aleksandra Skrabek, Od zapomnianych miejsc zagłady do przywracania pamięci o Holokauście. Muzea w Bełżcu i Sobiborze / From Forgotten Extermination Sites to Restoring the Memory of the Holocaust. Museums in Bełżec and Sobibór, «VARIA» 2024, pp. 66-77.

Aleksandra Skrabek

Storica dell’arte, dal 2020 responsabile del Dipartimento Mostre e Pubblicazioni del Museo Statale di Majdanek

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